Polyeclectic - DutyGorn
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city/lights
diptych acrylic on canvas 540x195cm
2016

/bridge
acrylic on canvas 270×180 cm
2016

/Stripe
acrylic on canvas
370×250 cm
2015-2016

La tela di grandi dimensioni rappresenta un impiancito stradale asfaltato sul quale sono segnate le linee di confine di un parcheggio (in giallo) e quelle successive di un attraversamento pedonale (in bianco). L’effetto dirompente del rovesciamento di un piano di camminamento e deambulazione, ribaltato e appeso nell’icasticità delle sue geometrie, si sviluppa sulla parete generando un panorama in cui la linea di orizzonte è quella del pavimento, costringendo il visitatore ad abbassare lo sguardo verso la direzione che normalmente lo sostiene, generando un cortocircuito visuale in cui il proprio equilibrio e viene improvvisamente estraniato. Il pavimento, alla fine del labirinto diventa un muro sul quale campire il proprio sguardo, che ha smesso di cercare l’uscita e si trova di fronte allo spazio aperto. I muri del labirinto sono rasi al suolo e si mutano in linee segnate in pianta. Il disordine del mondo, dapprima contenuto in uno spazio concluso, viene liberato alla fine del percorso con un gioco di abbattimento dello spazio generato da uno stravolgimento delle regole di gravità dei pesi. Le linee che delimitano il nuovo spazio ribaltato sono i confini convenzionali all’interno dei quali, secondo un codice sociale, si può decidere di rapportarsi nel proprio percorso iniziatico di spaesamento, alla fine del labirinto. L’orientamento può avvenire solo con una visione dall’alto, a volo d’ uccello, della strada che accoglie il nostro cammino: la stessa delle mappe.

Le linee che regolano questo spazio sono di due tipi: quelle gialle, che rappresentano la sosta, e quelle bianche che, invece, rappresentano il movimento e la dinamica dell’attraversamento. Queste due strade, la statica e la dinamica, racchiudono le due possibilità di azione dello spettatore di fronte alla via crucis iniziatica: A maggior ragione la differenza cromatica delle due linee si carica di un ulteriore significato convenzionale che riporta la lettura alla simbologia del segnale stradale e a quella della luce. La luce gialla, infatti, è quella dell’oro filosofico, del sole, della potenza germinativa della stasi: un seme per germogliare ha bisogno di mettere radici, di parcheggiarsi. Ma la statica è anche un limite al movimento, chi non può muoversi, di fatto, giunge a un termine, ad una fine, e solo con la fine si può rinascere e rinnovarsi. Il bianco, per converso, si incide sulla campitura di tenebra dell’asfalto (asphàleia in greco = durezza) per simboleggiare il vortice della luce dinamica, prodotto dal gorgo centrifugo del disco di Newton, e al tempo stesso per generare un segno convenzionale di attraversamento, superamento della stasi del confine, e quindi di sconfinamento è uscita dal labirinto nascita di nuove energie e scardinamento delle proprie radici, cioè di orientamento. Non è un caso che la banda delle linee bianche attraversi, secondo un ulteriore scomposizione del piano spaziale, il rettangolo del supporto il senso diagonale.

Mauro Di Vito

“What is the opposite of life?”
acrylic on canvas 300x200cm
2016

ginza/soup
acrylic on wood 230×160 cm
2017

/beat
acrylic on wood 230×160 cm
2017