Theatre of life

Detail of Theatre of Life by DutyGorn, showing the face and layered composition
Detail of the eyes in Theatre of Life, portrait artwork by DutyGorn
Theatre of Life, contemporary portrait painting by DutyGorn

Theatre of life: Martinitt DutyGorn acrylic and markers on different layers of canvas 100×80 cm – 2022

Painting detail of Theatre of Life by DutyGorn with layered forms and expressive marks
Theatre of Life — Artwork View — DutyGorn

Theatre of Life: Martinitt

Ci sono luoghi che continuiamo ad abitare anche molti anni dopo averli lasciati. Negli anni Ottanta, per me, i Martinitt erano grigi. Grigi i muri, i corridoi, certi pomeriggi d’inverno. Forse non lo erano veramente, ma la memoria non conserva i colori con precisione: li modifica, ne accende alcuni e ne cancella altri. Quando penso a quel luogo non ricordo una fotografia, ma frammenti. L’Istituto dei Martinitt appartiene alla storia di Milano da quasi cinque secoli, nato per accogliere orfani e bambini in difficoltà. Ma questa non è la storia dei Martinitt. È la mia.

Una parte della mia infanzia è rimasta dentro quelle mura. Bambini e ragazzi di età e condizioni sociali diverse crescevano nelle camerate, insieme. Non camerette con peluche sul letto, Lego sparsi per terra e giochi da ritrovare il giorno dopo. Gli oggetti erano pochi, spesso condivisi, come i regali, gli spazi e il tempo. Si dormiva, si mangiava, si litigava e si rideva insieme. Quando vivi per anni lontano da casa, gli altri ragazzi diventano qualcosa che non sai bene come chiamare: non sono fratelli, non sono famiglia, eppure condividono con te una parte della vita che nessun altro potrà conoscere fino in fondo. Natale, compleanni, domeniche e feste, quei momenti che per molti costruiscono l’infanzia, nei miei ricordi sembrano quasi assenti.

Per questo nel quadro non ci sono persone. Sono le stanze, gli archi, le finestre e le geometrie dell’edificio ad averne preso il posto. Le persone non hanno più un luogo preciso, il luogo invece continua ad avere dentro di sé le persone.

È da questa memoria che nasce la struttura dell’opera. I Martinitt mi hanno cresciuto, lasciandomi disciplina, resistenza, indipendenza e il valore delle cose, ma anche sogni interrotti e ricordi che il tempo ha trasformato. Nel quadro tutto questo prende forma attraverso la scomposizione dell’architettura: le tele si separano, avanzano, si sovrappongono, interrompono la continuità dell’edificio e costruiscono punti di vista differenti. Il luogo che ricordavo grigio si riempie di rosso, giallo e azzurro, quasi a restituirgli oggi quei colori che allora non riuscivo a vedere. Non è più il Martinitt così com’era, ma quello rimasto nella mia memoria. Theatre of Life nasce da questa distanza: da un teatro realmente esistito e da un altro, interiore, fatto di ciò che l’infanzia conserva, cancella e ricostruisce. Un luogo nel quale entri bambino senza aver scelto la parte e che, molti anni dopo, continui a portare con te.

Informazioni sull’opera

Serie
Polyptych
Frontage

Anno
2021

Materiali
Acrilico su tele scomposte

Dimensioni
100 × 80 cm

Ubicazione
Milano, Italia

Esposto presso
Spazio Multiverso, Milano

Temi
Architettura, Frammentazione, valori, colori