Rhythms

Rhythms
acrylic and marker
wood, 150×200 cm
2026

Questo lavoro nasce dalla ripetizione manuale dello stesso frammento di volto, dipinto più volte su una superficie continua. La ripetizione non è usata come decorazione, ma come campo di pressione visiva, dove l’immagine smette di funzionare come ritratto singolo e si trasforma in presenza seriale. Ogni modulo appare simile agli altri, ma non è mai del tutto identico: è il risultato di un gesto che si ripete, si sposta e si modifica. In questo scarto minimo, la ripetizione non stabilizza l’immagine, ma la mette in tensione. Il volto non si moltiplica per affermarsi come icona, ma per mostrare la propria instabilità. Più ritorna, più perde una definizione univoca e si trasforma in struttura, ritmo, memoria e saturazione.

La ricerca si muove all’interno di una riflessione sulla serialità e sulla variazione che, a partire da Warhol, ha assunto forme diverse in artisti come Hans-Peter Feldmann, Allan McCollum ed Elaine Sturtevant, per i quali il significato dell’immagine non risiede nell’unicità del singolo elemento, ma nel modo in cui si modifica attraverso la ripetizione. In questo lavoro, la stessa immagine non viene semplicemente replicata, ma messa alla prova: si consuma, si ricostruisce, si frammenta e continua a ridefinirsi nello sguardo di chi osserva. Questo lavoro fa parte di una ricerca più ampia sul volto come struttura instabile, sviluppata attraverso ripetizione, variazione di modulo, densità e frammentazione.