
Le opere presentate a Hong Kong racchiudono stratificazioni del quotidiano, intese come accumulo di frammenti visivi, temporali ed emotivi. Scene, architetture e presenze si sovrappongono dando forma a una dimensione sospesa, in cui spazio e tempo non seguono una linearità, ma si comprimono e si dilatano all’interno dell’opera. Le immagini emergono come visioni decostruite, tracce di un vissuto urbano che si trasforma in paesaggio interiore.
Le opere si articolano su diversi livelli che restituiscono due condizioni cromatiche distinte. Un piano è dominato da una scala di grigi, che richiama il linguaggio visivo delle immagini in bianco e nero e una percezione sospesa del tempo. Altri livelli introducono colori attivi e contrasti netti, in cui la luce e le linee definite frammentano la figura, aprendo a nuove letture e ridefinendone la presenza.
La stratificazione su pannelli differenti costituisce un codice ricorrente nella ricerca di DutyGorn. Un attraversamento che unisce memoria e proiezione, passato e futuro, in cui l’immagine si scompone e si ricompone come riflesso di una visione dell’anima. Attraverso questa costruzione per livelli, l’opera non si limita a rappresentare, ma si trasforma, assumendo una nuova identità in continuo dialogo con sé stessa e con lo spazio che la accoglie.






