The bridge

The bridge acrylic spray on canvas 300×200 cm – 2016
Nel 2016, partendo da Milano e dirigendosi verso lo studio di DutyGorn a Torrazza Coste, arrivava un momento in cui la città cominciava lentamente a perdere consistenza. Gli edifici si diradavano, l’orizzonte si allungava e il paesaggio diventava pianura. Era un tragitto che l’artista percorreva abitualmente, a volte anche due volte nello stesso giorno. Sempre la stessa strada, eppure mai esattamente lo stesso viaggio.
A un certo punto arrivava il Po. Davanti compariva il ponte, una struttura imponente che attraversava il fiume e per qualche istante sembrava sospendere tutto il resto. Fu da quella visione che nacque The Bridge. Non dalla volontà di rappresentare un paesaggio, ma dal desiderio di trattenere ciò che rimaneva nella memoria quando un luogo veniva attraversato centinaia di volte.
Guardando l’opera si entrava quindi in un viaggio. Il ponte dominava la composizione come una grande architettura orizzontale, mentre il verde, insolito nella produzione di DutyGorn, restituiva l’estensione della Pianura Padana. Il blu e l’azzurro erano il Po, non dipinto come un fiume riconoscibile, ma trasformato in campiture, profondità e attraversamento.
Poi arrivavano le linee. Correvano, si interrompevano, cambiavano direzione. Erano la strada, ma anche le luci, la velocità e quella sensazione quasi futurista che nasceva osservando il paesaggio mentre scorreva. C’era il treno che attraversava la pianura, percepito più come movimento che come oggetto; c’erano il passaggio a livello e, sulla sinistra, il suo cartello, ridotto a segno e incorporato nella struttura del dipinto. Ogni elemento proveniva da qualcosa di realmente visto, attraversato, ripetuto.
Era qui che il linguaggio Polyeclectic cambiava natura. La geometria non era più soltanto costruzione dello spazio e la linea non era semplicemente un elemento della composizione: entrambe diventavano memoria. Strada, ponte, acqua, ferrovia, segnaletica e luce venivano sottratti alla loro funzione quotidiana e ricomposti come coordinate di un’esperienza personale.
The Bridge raccontava così un viaggio senza illustrarlo. Non mostrava semplicemente ciò che l’artista aveva visto, ma ciò che era rimasto dopo averlo visto ogni giorno. Era una geografia mentale costruita attraverso velocità, colore e ripetizione, dove Futurismo e linguaggio Polyeclectic sembravano incontrarsi naturalmente: il paesaggio non rimaneva fermo davanti agli occhi, attraversava l’artista.
E forse era proprio questo il senso del ponte. Non soltanto un’architettura che univa due rive, ma quel breve spazio sospeso tra un luogo che si stava lasciando e un altro verso cui si stava andando. Milano alle spalle, lo studio davanti. Nel mezzo, il Po, la pianura e tutti quei segni che, viaggio dopo viaggio, erano finiti per diventare memoria.
Informazioni sull’opera
Serie
Polyeclectic
Anno
2016
Materiali
Acrilico spray su tela
Dimensioni
200 × 300 cm
Ubicazione
Milano, Italia
Temi
Viaggio, scoperta, percorso
